Testi poesie vincitrici

Testi poesie vincitrici

 

Testi poesie vincitrici

Premi Istituto Agostino Lauro

Primo premio

Codice 12

Mario De Rosa

Conchiglia

Delle marine acque salse
restituito all’abbraccio,
a un sole distratto
irroro la mia pelle.
Ancora non distinguo
avulso dal mio errare,
l’onda che mi cattura
in plaghe scevre di tempo.
A un increspato mare
sciolgo la vela al largo,
mentre l’altro di me,
delle conchiglie inerti
ascolta il cupo suono
forse di falsi mondi epifania.

Mario De Rosa

Secondo premio

Codice 14 

Antonio Santacroce

“Canta Nea-polis”

Càntami o Diva, tu che sei Sirena, della città che prese da te il nome.

Tu sei Partenopea di razza piena e solo tu conosci il quando e il come.

Pàrlami dei misteri che conserva sotto la terra e spesso pure sopra,

mòstrala bene agli occhi di chi osserva prima che la vergogna non ci copra.

Vènti maligni soffiano sul Golfo e della città-nuova resta poco:

vènti di “mala-tempora” e di zolfo che sono scesi a patto con il fuoco.

O mia Sirena, ascolta chi ti apprezza e càntami di Lei come ad Ulisse,

màndami un segno della sua grandezza, vanto per chi la vive e chi la visse.

Luogo di culto e luogo di jatture, dove malocchio e Fede fanno pace.

Centro di menti eccelse e di culture, càntalo Tu….che io non son capace !!

Dillo che la mia terra fu padrona, centro del mondo , patria degli “eletti”,

narrami dei Borboni e gli Aragona, esempi dei suoi pregi e i suoi difetti.

Càntami del castello noto al mondo solo perché compare in cartolina,

dillo cosa nasconde nel profondo come una ricca e nobile gallina:

forse Virgilio, il mago ed il poeta, volle celar per sempre l’ uovo d’ oro

o forse, con lo sguardo da profeta, capì che questo luogo era un tesoro.

Càntami poi dell’ altra roccaforte che diede un figlio Maschio agli Angioini.

Luogo di prigionìa fino alla morte per rei confessi, ladri ed assassini.

Leggenda vuole che sotto al castello un mostro degli abissi fosse il Boia,

e solo chi ha varcato quel cancello conobbe il peggior modo in cui si muoia.

Parlami delle voci dei quartieri, della ‘Mbriana che ti vuole bene,

dei “Munacielli” impertinenti e fieri, di case sfitte ed anime in catene.

Anime a volte pure messaggere di fatti da tradurre in numeretti;

càbala d’ altri tempi e storie vere……e nacque il Lotto dentro i vicoletti….

E di Partenope, quella nascosta, che “delle fontanelle” il nome porta,

della città ch’ è nata sovrapposta e sotto labirinti di ogni sorta.

Bella Sirena, leggi la mia mente, tu che sei donna e insieme solchi i mari:

tu col tuo canto dolce e persuadente, possa guarire Napoli……magari……

Terzo premio

Codice 03

Angelica Lubrano

Luce

Lascio filtrare appena,

dalla finestra schiusa

la luce morbida

su cui galleggia tremulo

in lontananza il mare.

Un muro soffocato dagli ulivi

ed un cipresso, un coltello nero,

lanciato minaccioso verso il cielo

chiudono a nord

lo sguardo alle montagne.

Entro nello spessore fisico

di questa luce densa e trasparente:

un lago di lavanda

gli aghi del rosmarino

le braccia spaventate del siconio.

L’ultima pennellata è per un uomo

in fondo a un campo scuro

ignaro e rassegnato

pota in silenzio i rami secchi

ed io i miei pensieri.

Quarto premio

Codice 05

Francesca Dono

Il Mare

Non so perché

io abbia dentro il mare,

ma la sua idea,

baraonda e assorta,

infrange il pensiero

senza sapere fino a dove

né fino a quando.

Laggiù dove finisce il cielo

e inizia l’aria, l’impronta blu

sparge lo sguardo d’acqua e sale.

Impigliata nel vento, pronta a fuggire

tra gorghi rapiti e frulli danzanti.

Ah! L’abbandono mi increspa di spuma!

Nell’immenso che ne coglie il sentiero.

Quando il fiato tradisce,

potrebbe ancorare il senso

nel caldo ventre di un pesce

o accodarlo alla scia di una nave.

Questo, potrebbe essere

la mia riserva,

ogni qualvolta la brezza

si piega nel tramonto del cuore!

Quinto premio

Codice 07

Liga Lapinska

Il profumo d’ambra, di nuovo

Le ali, sempre più scure di un gabbiano, morto all’improvviso
sventolano nel vento. Per me è il primo vento.

Oggi, invece, per lui, è già l’ultimo.
Un po’ nel cielo, un po’ nel suolo,
e sempre nel vento del mare, sei tu

il grande respiro sei tu, la grande assenza.
Mi fido, ti stimo. Di nuovo.
Un gabbiano vivo, vola via nei giri gracchianti
sopra pini sempre più silenziosi e rossi

di sera radiante, e sopra la mia mano aperta.

Il profumo d’ambra, di nuovo, io sento,

mentre tutto ciò che era rigido adesso è slegato,

le ali, le mani quasi sinceramente, quasi per caso:
e insieme al sole naufraghiamo

in sonni nel grembo del mare, un’onda dopo un’altra
profondamente, un’onda dopo un’altra.
Mi fido, ti stimo. Di nuovo.

Senza contarle come i giorni in un calendario infinito.
Il sole sveglierà fresca mattina, io dormirò più a lungo
tra le onde e tra i venti, sempre più scuri, più trasparenti.

A me pareva di svegliarmi proprio qui
– proprio oggi, mai ieri, mai assente –
nel profumo d’ambra testimone d’eternità,

fuori oggi come fuori da ogni destino,
a me pareva che le ali sventolassero ancora.

Premio migliore poesia di Autore straniero

Codice 07

Liga Lapinska

Il profumo d’ambra, di nuovo

Le ali, sempre più scure di un gabbiano, morto all’improvviso
sventolano nel vento. Per me è il primo vento.

Oggi, invece, per lui, è già l’ultimo.
Un po’ nel cielo, un po’ nel suolo,
e sempre nel vento del mare, sei tu

il grande respiro sei tu, la grande assenza.
Mi fido, ti stimo. Di nuovo.
Un gabbiano vivo, vola via nei giri gracchianti
sopra pini sempre più silenziosi e rossi

di sera radiante, e sopra la mia mano aperta.

Il profumo d’ambra, di nuovo, io sento,

mentre tutto ciò che era rigido adesso è slegato,

le ali, le mani quasi sinceramente, quasi per caso:
e insieme al sole naufraghiamo

in sonni nel grembo del mare, un’onda dopo un’altra
profondamente, un’onda dopo un’altra.
Mi fido, ti stimo. Di nuovo.

Senza contarle come i giorni in un calendario infinito.
Il sole sveglierà fresca mattina, io dormirò più a lungo
tra le onde e tra i venti, sempre più scuri, più trasparenti.

A me pareva di svegliarmi proprio qui
– proprio oggi, mai ieri, mai assente –
nel profumo d’ambra testimone d’eternità,

fuori oggi come fuori da ogni destino,
a me pareva che le ali sventolassero ancora.

Premi Maria Funiciello

Codice 20

Gino Iorio

Per te

Il pontile soffre

mentre il mare impetuoso

senza sosta lo invade

così mi giungono le tue parole

… e soffro anch’io

mentre il vento

porta con sè il sapore del mare

… e le parole volano

e questo mi basta ancora

amore

perché mi porgi

col tuo sguardo

la vita

che mi ruota intorno

fatta di sole di mare di vento

e di te

ed io non soffro più.

Codice 04

Franco Maccioni

Tramonto sul mare

Un palcoscenico da sogno…

la natura si compone generosa

lasciando intorno…

la bellezza e l’armonia

di un favoloso tramonto!

S’allungano al largo…

punte di roccia affioranti

da sempre lavate dall’onde

da uno stupendo mare!

L’orizzonte abbaglia di luci

e i colori si rincorrono

in quella immaginaria linea…

mentre la palla di fuoco

lentamente scompare

annegando intrepidi sogni!

Codice 26

Vincenzo Tesone

Il cerchio

Se non fosse
per un mare
invitto , immenso,
azzurro.
Il silenzio della notte
sognando, come spesso
mi accade di “volare“
Tutto poi….comincia
con il giorno, il tempo
inesorabile, consuma
il cerchio della vita.
Il cerchio della terra.
Il cerchio della luna piena.
Il cerchio del sole,
caldo, luminoso,
giallo, rosso o arancione.
Tutto è racchiuso
in un cerchio.
Tutto è visibile
poi … l’invisibile,
la fine.

 

 

Premi Torrenova

Primo premio

Codice 16

Adriana Pedicini

 Mare “Mostrum”

Carico di membra fantasma

al fondo della chiglia,

occhi come fari penetrano

il buio indistinto che leviga scogli

sbattuti dal lamento di lacrime perse

e di persa speranza

se appena più forte

il flutto si abbatte

come ala di nero destino.

Non come chi la vita ogni giorno

l’inventa o la sciupa

nel tranquillo bisogno.

Ma come chi nasce ogni volta

se supera i nodi stretti e violenti

di guerre e soprusi.

Il vento ha spirato più forte.

Dei cento che erano

solo cinquanta hanno visto la riva

e degli altri la morte.

Secondo Premio

Codice 13

Luciano Somma

Vita

Pensiero

Nell’immenso arco

Proteso

Tra la terra e il cielo

Vita!

Breve

Come l’attimo

Che sfugge al tempo

Lunga

Come le rughe

Del rimpianto

Sublime

Come una preghiera

In chi ha fede.

Eterna

Come la speranza.

Terzo premio

Codice 27

Mauro Bompadre

Ti chiamerò

Ti chiamerò
passione travolgente,
come torrente impetuoso,
come parole in piena
rovesciate nel mio stagno.

Ti chiamerò
incanto ed armonia,
come coro di angeli,
come sinfonia d’emozioni
che mi elevano lo spirito.

Ti chiamerò
vento tiepido di notte,
carezza dell’anima
che attraversa gli spazi
ed irrompe nel cuore.

Ti chiamerò
rimorso e nostalgia,
su queste macerie fumanti,
dove sei ormai
solo aria e memoria.

Quarto premio

Codice 11

 Nina Lavieri

A mio padre il delfino

Sono tornata
Oramai grande
E busso sulla tua tomba
Picchio sul marmo freddo
Con la mia fronte
E mi sento più dentro di te.
Ho camminato il mondo
Ho dimenticato
E poi ricordato
Ti ho ritrovato
Negli occhi di una formica
E l’ho tenuta con me fino alla sua fine
Le sue spoglie sono nel mio taccuino.
Ma, in mezzo al mare infinito
Ti ho ritrovato nell’allegria di un delfino
E mi sono rappacificata.

 

Quarto premio

Codice 19

Luisa Bolleri

 Le luci delle lampare

A settembre le luci delle lampare

luccicavano e dondolavano in mare aperto

come torce intermittenti.

I pesci e il novellame si raggruppavano

intorno a quei bagliori

cacciandosi nelle reti tinte di scuro.

La nafta lasciava un velo oleoso

sulla superficie tiepida del mare calmo,

il suo odore vagava a mezz’aria al tramonto.

Seguivo dalla spiaggia il borbottio dei motori

che si rimpiattava tra le onde e la brezza

come in un nascondiglio precario.

Le pescate si susseguivano sotto la quinta.

Poche misere casse di pesce azzurro

erano il magro bottino delle fitte cale.

Mio nonno al rientro saltava nell’acqua

e mi passava le casse argentate, guizzanti

di sofferenza e di vita che si dibatteva.

Lo aiutavo con le reti e con la barca

e lui m’arruffava i capelli di salsedine

con le mani nodose e doloranti.

A lungo rimanevo ammaliato e inorridito

dai movimenti inconsulti e vani

di sarde e sgombri e alici in cerca d’aria.

Ero angosciato per quella vita che fuggiva

ma al nonno stremato e taciturno

non l’ho mai potuto raccontare.

 

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